Tra le due partite sono passati appena dodici anni, eppure il 4-3 dell'Azteca ha inesorabilmente tolto a tanti tifosi napoletani
seniores il 'primato della memoria' di un altro 4-3, la vittoria degli azzurri sulla Juventus del 20-4-1958.
Avevo nove anni, i miei ricordi sono incentrati più sui contorni che su una precisa percezione del calcio giocato; certamente chi
aveva nove anni nel 1970 ricorderà quell'Italia - Germania in maniera più nitida date anche le tante riproposizioni e il mito
che intorno ne è stato giustamente creato.
Due piccole notazioni:
1) A città del Messico furono epici trenta minuti, al Vomero novanta e oltre.
2) Al Vomero ero lì.
Era la mia prima volta, inizialmente la cosa non m'interessava molto, ma in prossimità dello stadio il cuore mi batteva
forte. Mio padre ed io uscimmo da casa abbastanza presto, passammo a rilevare mio zio e lasciammo l'auto nei pressi della Villa
Comunale. C'erano le bici a noleggio ma non avevo voglia, avevo le gambe deboli, non capivo perché.
Ci fermammo all'edicola, loro comprarono Il Mattino, il Roma e SportSud. Mi chiesero se volessi anch'io un giornalino, ma rifiutai
l'offerta come se qualcosa mi obbligasse ad avere le mani libere perchè impegnate in altro.
Dopo l'aperitivo al 'Rosso e Nero' di via Partenope, tornammo velocemente a casa (solo un po' di traffico in Via Tasso, tanto
per cambiare).
Abitavamo in Via Aniello Falcone, dove lasciammo l'auto per raggiungere agevolmente a piedi il vicino stadio del Vomero.
Il palazzo aveva un cancello secondario su Calata San Francesco, a pochi metri da Via Belvedere. Attraversammo quella
che provvisoriamente si chiamava Prolungamento di Via Scarlatti (attuale Via Cilea). Era un immenso cantiere edile e pieno
di gente tutta diretta nella medesima direzione.
E poi dietro un angolo spuntarono le due palazzine rosse ai lati dello stadio.
E ancora tanta gente fuori dell'impianto. Erano i tanti che per incapienza non sarebbero entrati.
Per chi, come me, aveva solo visto qualche partita in TV o nei cinegiornali della Settimana Incom, il calcio era in bianco,
nero e varie sfumature di grigio; quindi la prima cosa che mi colpì, anzi mi abbagliò, fu il verde smeraldo del prato.
Poi la mia attenzione si soffermò su di un'autoambulanza ferma dietro una delle due porte e la cosa mi mise una leggera ansia.
Quell'entrata sugli spalti fu un tuffo al cuore. Ben presto lo stadio si riempì, avvertivo la pressione delle ginocchia di mio
padre che alle mie spalle mi sovrastava e mi proteggeva, ma io vedevo poco, solo squarci tra una testa e l'altra.
I palazzi intorno avevano i balconi gremiti. Molti venivano noleggiati come quelli della Riviera di Chiaia e della Torretta
alla sfilata dei Carri di Piedigrotta.
La partita iniziò, me ne accorsi perché avvertii un unico boato finalmente sincronizzato, e di lì in avanti era una sola
onda sonora senza dissonanze, e a cui facevano eco le urla esterne allo stadio, che 'partecipavano' in questo modo al tifo: urlavano e fischiavano se all'interno un attimo prima avevano urlato o fischiato, così ... senza capire.
Lo stadio era stracolmo, la folla era assiepata anche a bordo campo e il mitico arbitro Concetto Lo Bello ebbe il suo ben
da fare per la regolarità della gara.
Un bambino tirava ogni tanto una delle bandierine d'angolo e sistematicamente si beccava un pacchero.
'O lione segnò quasi subito ma Stacchini pareggiò poco dopo (stavano ancora sparando i trac del gol di Vinicio).
Il primo tempo finì comunque 2-1 per noi e metà delle persone si sedette, le altre non avevano posto.
Nell'intervallo ricordo di aver sentito per la prima volta 'Caffeborghetti', un prodotto venduto solo allo stadio, mai visto altrove.
Il secondo tempo fu molto emozionante, lo avvertivo dalle smorfie dei miei dietro e sopra di me, pare anche per una papera enorme
commessa dalla difesa del Napoli. Comunque il gol della vittoria giunse a pochissimo dalla fine e per puro caso riuscii
a vederlo: corta respinta dei bianconeri (avevano i numeri rossi), Bertucco e goooool.
Quello che accade nei minuti successivi appartiene alla storia di Napoli e del Calcio; invasione pacifica al fischio di chiusura (il bambino strappa definitivamente la bandierina). Il Comandante Achille Lauro,
Presidente Onorario del Napoli, inscena una vera e propria processione sulla pista di atletica, celebrando se stesso e la vittoria, rispondendo con gesti plateali alle grida osannanti, pericolosamente pressato da tifosi e improvvisate guardie del corpo.
Una voce baritonale esplose a pochi metri da noi, la ricorderò sempre: 'Comandaaaa' accuort'o'portafoglio!
Napoli - Juventus 4-3 ... tiè