Scugnizzo
l'etimologia
Molto interessante questo articolo sull'etimologia della parola scugnizzo. Ne è autore un vero "speleologo del napoletano" (definizione di Repubblica), il bravissimo
Renato De Falco.
Questo sulla etimologia della parola scugnizzo non è il primo articolo che pubblichiamo di questo autore (ad esempio, ricordiamo quello sulle
parole apolidi del napoletano ); ringraziamo anche in questo caso
Eduardo Vitale, direttore della rivista l'Alfiere, per averci dato la dovuta autorizzazione.
L'articolo, di cui riportiamo un ampio stralcio, riporta le varie teorie sull'etimologia di scugnizzo, sino ad arrivare ad un'originale ipotesi dell'autore.
Scugnizzo: l'origine è sicuramente dal latino
In relazione alla vexata quaestio etimologica
della parola scugnizzo, non appare condivisibile
la tesi secondo cui, trattandosi di un neologismo
dì fine ottocento, essa non potrebbe derivare dal latino.
È indubbio che, solo negli ultimi settanta anni, una
cospicua quantità della moderna terminologia clinico-medica
e tecnico-commerciale trae origine proprio dal
greco e dal latino, che restano i proto-idiomi della
civiltà europea. Basti, e solo parzialmente, ricordare
per la prima categoria le voci antibiotico (1948), geriatria
(1934), metabolizzare (1957), monitorare (1963),
penicillina (1948), scintigrafia e
tetraplegia (1970) e per la seconda cellulare
(1942), computer (1968), digitalizzare (1974), informatica
(1968), habitat (1933), lago (1937), ologramma
(1969), tomografia (1949), video (1953), ecc.
Nel merito, è da ritenere che non possano sussistere
dubbi sulla discendenza del termine scugnizzo dal latino
volgare excuneare (spaccare), correlato alla capacità
di conficcare la punta in ferro ('o pizzo) dello strummolo in quello ruotante del compagno (il gioco era a
coppie), penetrandovi dentro a mò di cuneo e quindi
scugnànnolo e rendendolo inservibile. Al riguardo, nel
suo Vocabolario (1789) alla voce spaccastrommola il
Galiani annotava: "Colui cui cade la sorte, tira prima il
suo strummolo e gli altri, mentre quello mota, vi tirano
sopra per ispaccarlo". Condividono tale lettura etimologica
del termine (trasmigrato da un secolo nella
madrelingua) i Vocabolari dell'Olivieri (1953, ''pur
con qualche dubbio"), del Devoto-Oli (1967) e dello
ZingarelH (2007), nonché il Caravaglios (Voci e gridi
dei venditori in Napoli, 1931, rist. 2004).
L'etimologia di scugnizzo: il parere decisivo di Ferdinando Russo
,
Ma va a Ferdinando Russo il merito di aver diffuso il
fonema
scugnizzi con la sua raccolta di sonetti ad essi
intitolata (1897), dallo stesso definita, nella successiva
edizione del 1920, "un inno malinconico all'infanzia
abbandonata". E fu proprio lui, come affermò nell'esaustivo
saggio
Lo scugnizzo contenuto nel volume
Napoli d'oggi del 1900 a chiedere ai lettori se "poteva
essere presa in considerazione, fra le sconclusionate,
moltissime altre", la riportata etimologia, secondo cui
"il nomignolo sarebbe venuto dall'atto di incastrare la
trottola su quella del compagno. Quando il colpo è ben
dato, la punta di ferro si conficca, come un cuneo, nel
legno dolce e lo scogna, cioè lo sfalda, lo avaria, rendendolo
inservibile all'uso cui è stato fatto". Ed
aggiungeva: "Se ne avete qualche altra versione
migliore..., fornitemela e vi sarò gratissimo": ma nessun
riscontro mai gli pervenne.
...
L'etimologia della parola scugnizzo: un'originale interpretazione
Sta in fatto che nel citato saggio Ferdinando Russo
precisò di aver ascoltato per la prima volta il termine in
esame da "una piccina costretta all'accattonaggio",
chiedendo poi - ma vanamente - a " molti monelli"
l'origine di quella parola. Ed è allora immaginabile che
fossero stati proprio quei "monelli" a coniare la parola
scugnizzo: ma come e perché?
Non facile la risposta,
dal momento che il suffisso derivativo "izzo" è scarsamente
ricorrente nel nostro dialetto, in cui c'è spazio
solo per alizzo (sbadiglio), marvizzo (tordo), pampanizzo
(brivido) e
verrizzo (capriccio bizzoso).
Troppi grammaticismi,
però, e tanta letterarietà per un linguaggio da ragazzi di
strada, onde può - molto sommessamente - azzardarsi
una supposizione: trattandosi di un gioco tra due partecipanti,
certamente attorniati da coetanei spettatori, è
immaginabile che, all'inizio della "partita", qualcuno
di questi si sia chiesto, con riferimento allo strummolo
di un contendente: "chi 'o scogna, chisto o isso?" e
che a tale interrogativo sia stato risposto: " 'o scogn 'isso!".
Che non sia stata proprio questa la voce "raccolta"
dal Russo e da lui stesso, quasi ad litteram trasposta
in scugnizzo'!
Chissà se qualche superstite veterano del gioco non
possa confermare quella che, allo stato, resta solo una
personale ed opinabile ipotesi.